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2008 NUMERO 04
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Tempi Che Cambiano

  

Quando le autorità cinesi hanno annunciato piani per ridurre l’impatto del degrado ambientale causato dal processo produttivo della pelle, la notizia è stata accolta con molto scetticismo per varie ragioni. In primis, le variazioni nella tassazione delle importazioni ed esportazioni dei pellami e dei prodotti finiti. Qualcuno aveva addirittura previsto che tutto ciò sarebbe stato un segnale della fine del dominio cinese sull’industria globale della pelle. Questi timori si sono dimostrati esagerati ma i problemi causati sono reali. Come hanno gestito la questione le aziende?

La O’Laughlin Chemical Co di Hong Kong ha venduto prodotti chimici in Cina per 15 anni. Inizialmente all’industria tessile ma più recentemente anche a quella della pelle. Hanno partecipato a All China Leather Exhibition (ACLE) per la prima volta nel 2007. Vijay Thind, Direttore Tecnico della società, ci dà qualche opinione su questo problema.


"Recentemente il governo cinese ha rinforzato le normative per la protezione ambientale non solo nel settore della pelle ma anche in altri."


"Si è inoltre esaurito il rimborso delle tasse sul pellame grezzo importato in Cina – da cui il paese dipende fortemente. Si sono così ridotti i benefici sulle esportazioni per il pellame, le calzature in pelle e la pelletteria"


"Non ci sono dubbi che il governo abbia buone intenzioni finalizzate a proteggere l'ambiente e a consolidare il settore. Questo spingerà sicuramente le concerie ad usare meglio le loro risorse e a diventare più competitive nel mondo. Ma l'industria sta subendo molto questo improvviso cambio di politica. Molte piccole concerie hanno chiuso e altre stanno lavorando con margini di profitto veramente esigui."

"Altri fattori si sono aggiunti a questi problemi. Per esempio la frequenza con la quale il governo aumenta la percentuale di riserve liquide durante l'anno".

     

"La filiera della pelle cinese è stata così danneggiata duramente ed in vari modi. Ma non è andata meglio all'industria chimica. I fornitori di prodotti chimici non raggiungono i loro budget di vendita e stanno affrontando seri problemi di solvibilità da parte delle concerie, in parte dovuti all’incremento delle percentuali di riserva liquida ed in parte ad una ridotta disponibilità finanziaria verso le concerie da parte delle banche controllate dal governo".


Molti fornitori di prodotti chimici stanno riorganizzando le loro risorse, tagliando le spese, riducendo il personale tecnico e guardando oltre i confini della Cina in cerca di nuovi mercati. La disoccupazione sta crescendo nei settori conciario e chimico.

“La nostra azienda è abbastanza flessibile per poter affrontare questa sfida e si sta espandendo in altri paesi asiatici emergenti come l’India, il Bangladesh, il Pakistan ecc. Stiamo cercando di mantenere stabili i nostri affari in Cina ma guadagnare denaro è prioritario per noi.

Penso che il governo cinese avrebbe dovuto approcciare meglio il problema, dislocando le fabbriche in province non sviluppate. Avrebbero potuto provvedere con Impianti municipali di Trattamento acque reflue - Common Effluent Treatment Plants (CETP) - in aree industriali selezionate, simili a quella di Xinji (Hebei). Inoltre avrebbero potuto dare una scadenza al settore per individuare queste aree come sta facendo il Governo in India costruendo complessi industriali in Kolkata e Kanpur, così come a Chennai.


Per ulteriori informazioni sulla O’Laughlin Chemical Co. potete visitare il sito: http://www.olchem.com.hk/eng/

Ringraziamo Mr. Thind per aver condiviso le sue riflessioni con noi per APLF News.


Se desiderate contribuire ad APLF News con le vostre esperienze, le vostre osservazioni o semplicemente con la vostra opinione in merito alla direzione verso la quale il settore sta andando, sarà un piacere pubblicarle. Email: sales@aplf.com

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